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Native Adv: come massimizzare il ROI

Il mondo dell’advertising è in continua evoluzione: lo sviluppo dei Native Adv ne è la prova. La sfida per gli inserzionisti è quella di comprendere le necessità del cliente e mostrare il messaggio pubblicitario giusto al momento giusto

È già da anni che il Native Advertising si è concretamente materializzato sugli schermi dei nostri device. Il modello di inserzione statico e standardizzato è stato sostituito da una pubblicità che soddisfa i bisogni dell’utente/cliente e gli mostra ciò di cui necessita in un determinato momento. Il Native Adv è da subito diventato una realtà proprio per l’alto tasso di conversione che riesce a offrire. Si è visto che, abbattendo le pareti tra il contenuto e l’inserzione pubblicitaria, il cliente tende a familiarizzare ancor di più con l’annuncio stesso.

Cosa differenzia il native dal tradizionale

La rivoluzione introdotta dal Native Adv è quella di inserirsi nel flusso di idee e di pensieri dell’utente, fornendo un corpo non estraneo alle proprie necessità del momento. In altre parole, chi visita un blog di moda sarà maggiormente interessato a pubblicità inerenti a capi di abbigliamento. Se questi ultimi vengono proposti come parte integrante del testo, l’utente sarà molto invogliato e motivato a saperne di più. Se invece, sullo stesso sito di abbigliamento, viene mostrato un banner che tratta di un argomento non affine si rischia di disincentivare l’utente a mettersi in contatto con l’inserzionista.

Sarebbe riduttivo, però, prospettare la novità così. Il Native Adv non è un tipo di pubblicità che si basa solo ed esclusivamente sui banner, spesso anche avversati dagli utenti in quanto molto invadenti. Questo nuovo modo di fare advertising tende a “mimetizzarsi” o comunque ad adattarsi al contesto in cui è posto.

Native Advertising è anche strategia di link building, ovvero proporre un link sponsorizzato sull’anchor giusta. Non solo, si tratta anche di porzioni di testo inserite ad hoc nel corpo, banner con lo stesso impianto cromatico e testuale del contenuto, annunci pienamente responsive rispetto al device. In sintesi l’inserzione deve rispondere ad una necessità concreta: solo così sarà possibile incrementare il ROI in maniera impressionante.

Native Adv aperta vs Native Adv chiusa

È possibile individuare due macrocategorie di pubblicità nativa: aperta e chiusa.

La prima si adatta facilmente a più piattaforme e a più siti web. L’esempio più chiaro della pubblicità nativa aperta riguarda i contenuti sponsorizzati presenti in SERP. Si tratta di annunci non invadenti, ma anzi, richiesti dall’utente a seconda della relativa search intent. Tuttavia non si adattano perfettamente al contesto, in quanto potrebbero ancora risultare estranei alle operazioni richieste.

La pubblicità nativa chiusa è invece quella che si è più diffusa negli ultimi anni. Si tratta di una tecnica di advertising che fa combaciare esattamente l’annuncio con il contenuto. Anzi, le inserzioni chiuse potrebbero essere direttamente elaborate dallo stesso autore del contenuto vero e proprio.

Il futuro, quindi, ci riserva sempre una più crescente ibridazione tra contenuto e annuncio, sempre tenendo presente l’interesse effettivo del consumatore e l’esperienza ottimale di navigazione.