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La scelta del partner giusto nel programmatic

Il programmatic advertising è un modo innovativo di fare pubblicità sul web. Grazie all’acquisizione dei dati strutturati tramite cookie è possibile individuare il target prescelto monitorando le azioni tipo effettuate dall’utente. Ottenuti questi dati è possibile ideare campagne pubblicitarie custom con alto tasso di conversione: bisogna però saper scegliere i partner giusti

Fare programmatic advertising può dare ottimi risultati ad un’azienda che fa pubblicità: si è calcolato che nel 2019 gli investimenti pubblicitari in questo settore sono stati pari a 550 milioni di euro. Una crescita del 15% rispetto l’anno precedente. Tuttavia l’efficacia di una campagna potrebbe essere incrementata o minata dai comportamenti dei partner scelti, perchè spesso le aziende smettono di verificarne l’operato una volta raggiunti i risultati sperati.

In questo frangente potrebbero nascere incongruenze che fanno discostare i dati “percepiti” dai dati reali. Ecco perché scegliere il partner giusto aiuta indubbiamente a migliorare il risultato della propria campagna, evitando spreco di tempo e di denaro.

Cosa evitare quando si fa programmatic

La prima cosa da fare è verificare il rendimento effettivo. Se si sceglie il giusto termine di paragone, ovvero partner dello stesso piano media, è possibile mettere a paragone budget, impressioni, conversioni, CPM e CPA. I dati possono dare un’idea chiara di chi sono i partner vincenti nella campagna.

Alcuni, infatti, potrebbero optare per pratiche scorrette come retargeting non autorizzato, appropriazione dei click di altro fornitore e manipolazione della frequenza di prospecting. È importante stabilire in fase di creazione della campagna quali sono i comportamenti che non saranno tollerati: solo così si può essere sicuri di aver raggiunto l’obiettivo desiderato.

Affidarsi solo a piattaforme qualificate

Nel programmatic advertising è insita una conseguenza: le aziende non puntano più ad ottenere quanti più lead possibili, ma solo lead qualificati, eventualmente pagati di più. Il presupposto funziona solo se il target è effettivamente quello di destinazione.

Le piattaforme qualificate che possono vendere un servizio di programmatic offrono massima trasparenza sulla rete in cui verranno pubblicati gli annunci pubblicitari e quale sarà il target individuato. I prezzi inoltre dovrebbero essere sempre trasparenti: ogni inserzionista deve sapere in anticipo quale sarà il costo di ogni conversione.

Per il resto si tratta semplicemente di affidarsi ad un algoritmo studiato e collaudato, quindi non dovrebbero presentarsi grandi problemi. Inoltre ottime piattaforme di programmatic sono in grado di garantire anche una certa qualità nella distribuzione sulla rete display, in modo da non rischiare inopportune cadute d’immagine.

Programmatic: il futuro dell’Advertising?

Secondo molti il programmatic può essere veramente il futuro della pubblicità. Si può avere una profilazione completa dell’utente senza intaccare troppo la sua privacy, comunque garantita dal GDPR. Ecco, quindi, come è possibile ottenere un ritorno pubblicitario sicuro basato su algoritmi ben rodati.

Il programmatic, poi, funziona sia a piccoli che grandi livelli. A piccoli livelli permette ad un’azienda con un budget pubblicitario basso di farsi conoscere dal proprio target, a grandi livelli può aumentare in maniera incredibile le conversioni, e quindi le vendite.